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04. PAV  

Storia dell’occhio.

rassegna di opere video di Louis Bunuel e Salvador Dalì, Marcel Duchamp, Man Ray, Norman McLaren, Ortiz Morales, Michael Powell

a cura di Valerio Dehò


Storia dell’occhio


L’occhio nasce ufficialmente nel 1928. Georges Bataille, romanziere e saggista francese, scrive un libro che si chiama “Storia dell’occhio” che scandalizza parecchio perché parla di varie perversioni sessuali con una base di voyeurismo. L’anno dopo Salvador Dalì e Louis Buñuel realizzano uno dei film più importanti della storia del cinema: Un chien andalu (Un cane andaluso, con riferimento pare al loro compagno di Accademia di Belle Arti Federico Garcia Lorca). Una scena capitale del cortometraggio è quella dell’occhio tagliato con un rasoio da barbiere. Terrificante eppure affascinante come un rito pagano o un sacrificio ad un dio ancora sconosciuto chiamato XX secolo.

Il surrealismo e tutto il nascente cinema sperimentale si occupano degli occhi. Organo principe della percezione, limite tra il dentro e fuori nell’uomo, strada diretta verso il cervello, l’occhio è alla base della nostra civiltà dai tempi di Pitagora e poi di Aristotele. Man Ray ci ha giocato a lungo, lo ha anche installato su di un metronomo a battere il tempo, il nostro tempo. Anche Duchamp, inventore dell’arte cinetica tra le altre cose, era un voyeur convinto. Guardare è fondamentale per il piacere, spiare dal buco della serratura è stata l’attività prevalente del più grande genio artistico del ’900. L’occhio misura le cose e le distanze ma è anche fonte di divertimento e di visioni. Molti video sono totalmente astratti come nel canadese Norman Mclaren, maestro dell’animazione, colori linee e suoni. L’occhio si sposa bene al suono, lo sanno bene tutti gli amanti delle videoclip. Però l’occhio ha in difetto: è insaziabile. Come sanno tutti i consumatori di televisione, non ci si stanca mai di guardare, si cerca sempre il limite, la sofferenza anche fisica, ma questo Marshall McLuhan, un altro canadese, ce lo aveva detto dal 1964. La pericolosità della ‘scopofilia’ con i media nuovi e vecchi si è ingigantita, è diventata virale. Nel 1960 esce L’occhio che uccide di Michael Powell in cui l’ossessione per il filmare e registrare le immagini si trasforma in violenza. Film cult che al botteghino fu un fiasco, basato sulla sceneggiatura di Leo Marks, un crittografo e letterato di fama, a cui la banalità non piaceva e che sapeva che tutto torna a essere pura immagine.


Valerio Dehò




Man Ray, Les retour à la raison, 1923

Man Ray, Emak Bakia, 1926

Marcel Duchamp, Anemic Cinema, 1926

Louis Bunuel e Salvador Dalì, Un cane andaluso, 1929

Michael Powell, L'occhio che uccide (Peeping Tom), 1960

Norman McLaren, Synchrony, 1971

Man ray, Emak-Bakia versione Radiohead, 2011

Ortiz Morales, Emak Bakia. Psycotic version, 2014