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16-08-2006, 1. Rita Marcotulli piano solo: "Radiofrequenze con il cielo"  

Il diciannovesimo Time in Jazz si congeda nel ricordo di Roberto “Billy” Sechi, amico del festival e di Paolo Fresu, scomparso troppo presto, lo scorso autunno. L’alba del 16 agosto, come quella di cinque giorni prima, č dedicata al batterista sardo, “buongustaio del jazz”, e a quel suo sorriso che il piccolo-grande mondo della musica isolana non potrŕ dimenticare presto. A Rita Marcotulli il compito di accompagnare in solitudine il sorgere del sole per l’ultimo appuntamento di Time in Jazz per quest’anno, mercoledě 16 alle 6 del mattino. Si intitola Radiofrequenze con il cielo l’omaggio della pianista all’amico che non c’č piů: un titolo che allude al lato forse meno noto di “Billy” Sechi, quello di radioamatore. Non č per caso che proprio nei solchi di un disco della Marcotulli, The woman next door, resti una traccia musicale della sua maestria nel gestire linee, punti e intervalli dell’alfabeto morse. Ed č bello immaginare che fra il ritmo delle sue bacchette su piatti e tamburi e quello del tasto telegrafico esistesse una qualche parentela.
Pianista elegante, dalla grana melodica e dalla voce strumentale molto esclusiva, Rita Marcotulli si innamora del pianoforte quando ha appena cinque anni, per approfondirne poi lo studio al conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, la cittŕ dove č nata nel 1959. Dopo una curiositŕ iniziale per i ritmi sudamericani e la musica brasiliana, intorno ai vent’anni approda definitivamente all’estetica del jazz. Nei primi anni Ottanta la troviamo immersa in quella scena romana dove, all’epoca, si andavano formando molti altri protagonisti del jazz italiano di oggi. Ai giovani talenti nostrani la capitale offriva spesso la possibilitŕ di suonare con grandi musicisti stranieri di passaggio in Italia. Chet Baker, Steve Grossman, Peter Erskine, Joe Henderson, Joe Lovano, Tony Oxley, Michel Portal, Charlie Mariano, Richard Galliano, Michel Benita, Aldo Romano, Kenny Wheeler, Bob Moses, sono tra i jazzisti con cui la Marcotulli ha modo di misurarsi.
Nel 1986 lascia l'Italia per la Svezia, dove resterŕ per sei anni assimilando la passione per la ricerca e la sperimentazione dell’ambiente musicale scandinavo. Pur lontana, raccoglie consensi in patria: nel 1987 il referendum della rivista Musica Jazz la elegge “Miglior nuovo talento italiano”. Tra il 1988 e il ‘90 fa parte della band di Billy Cobham, mentre in Svezia continua a perfezionarsi suonando con Palle Danielsson, Anders Jormin e anche con Nils Petter Molvćr. Di ritorno in Italia, alterna i propri progetti jazz a collaborazioni nel mondo della canzone, specie nelle formazioni di Pino Daniele.
Attualmente č impegnata in diversi progetti: Koinč, l’omaggio a Truffaut The Woman Next Door, il duo con la cantante Maria Pia De Vito e quello col sassofonista inglese Andy Sheppard, i trii con Furio Di Castri e Patrice Heral e con Palle Danielsson e Peter Erskine, e il quartetto con Javier Girotto ai sassofoni, Gianluca Renzi al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria.