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14-08-2006, 4. Stefano Bollani piano solo  
Dopo aver duettato con Antonello Salis (domenica 13 alle 11 del mattino nella chiesetta di Santa Caterina, a due passi da Berchidda) e guidato il suo quintetto sul palco “centrale” del festival in Piazza del Popolo (sempre il 13, ma in serata), Stefano Bollani tiene nuovamente banco, stavolta in compagnia del suo solo strumento: l’appuntamento č per lunedě 14 alle 18 nella chiesa di  Nostra Signora Di Castro, nelle campagne di Oschiri.
Da promessa di talento, il pianista milanese (ma toscano d'adozione) č diventato in pochi anni uno dei musicisti italiani piů apprezzati da pubblico e critica. Classe 1972, ha esordito professionalmente ad appena quindici anni. Dopo il diploma al conservatorio, nel 1993, e una breve esperienza nel mondo della musica pop (con Raf e Jovanotti), si č affermato nel jazz collaborando con musicisti del calibro di Richard Galliano, Gato Barbieri, Pat Metheny, Michel Portal, Phil Woods, Lee Konitz, Han Bennink e Paolo Fresu.
Le principali tappe della sua rapida ascesa rendono l’idea di un artista che ha nell’eclettismo una delle sue prerogative: dalla fondamentale collaborazione, iniziata nel 1996 e tuttora attiva, con il suo mentore Enrico Rava (centinaia di concerti in tutto il mondo e ben tredici dischi, fra cui l’ultimo per la ECM, Tati, in trio con Paul Motian) all’affermazione nel referendum della rivista Musica Jazz (miglior nuovo talento nel 1998); dalla direzione della sua Orchestra del Titanic alla realizzazione di dischi e spettacoli dedicati alla musica leggera del passato (Abbassa la tua radio e Guarda che luna!); dal “Premio Carosone” (tre anni fa, a Napoli), solitamente destinato ai cantanti, al “New star award” che il prestigioso magazine giapponese Swing journal gli ha conferito nel 2003 (prima volta per un musicista europeo).
La musica di Stefano Bollani vive all'insegna dell'ironia, caratteristica evidente in tutti i suoi lavori, alcuni dei quali davvero fuori dai canoni: come Gnosi delle fanfole, un disco dove ha messo in musica le surreali poesie di Fosco Maraini insieme al cantautore Massimo Altomare (1998), e come La Cantata dei pastori immobili, una sorta di oratorio musicale per quattro voci, narratore e pianoforte, realizzato su testi di David Riondino. Con una spiccata vocazione ad andare giocosamente oltre le righe dello spartito, ha collaborato con diversi artisti in ambito teatrale: dalla Banda Osiris, con cui ha ideato e realizzato due diversi spettacoli (Guarda che luna!, 2002-2004, e Primo piano, 2005-2006), fino a Marco Baliani, Giorgio Gallione e il Teatro dell’Archivolto, Ivano Marescotti, Maurizio Crozza e Lella Costa, per la quale ha scritto le musiche dello spettacolo Alice – una meraviglia di paese.
Tra le sue produzioni piů recenti, quattro album per la prestigiosa etichetta francese Label Bleu: un omaggio allo scrittore Raymond Queneau (Les fleures bleues, 2002), un piano solo (Smat smat, 2003), un disco per trio jazz e orchestra sinfonica (Concertone, 2004), e  I visionari, recentissimo debutto del quintetto di Stefano Bollani.