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14-08-2006, 2. Presentazione del libro "Paolo Fresu talkabout", di Luigi Onori  
Lo deve aver pensato tante volte, come scrive, Luigi Onori: non č facile raccontare la complessitŕ dei mondi di Paolo Fresu, la sua storia musicale, le sue filosofie di vita, la sua poetica. Non č facile di fronte a un artista in continuo mutamento e di cosě larghi orizzonti, da oltre vent'anni protagonista di prim'ordine della scena musicale europea e mondiale. Raccontare l'uomo, l'artista, l'intellettuale. “Non č stato facile, perché le frequenti e piacevoli conversazioni con il trombettista e la minuziosa opera di sbobinamento delle lunghe interviste ha avuto su di me lo stesso effetto che ebbe per Fresu negli anni giovanili la trascrizione, nota per nota, degli assoli di Miles Davis (...): si comprende e si assimila tutto ciň che c'č dietro ogni singola nota, alle spalle di ogni singola parola, di ciascuna pausa, di un silenzio o di un'improvvisa divagazione”. Cosě Onori, nell'introduzione, rende omaggio anche alla dialettica di Fresu, al suo eloquio “fluido come un calibrato quanto imprevedibile assolo”.
Paolo Fresu Talkabout (edizione Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2006, pagg. 287) č in effetti una “biografia a due voci”, come recita il sottotitolo; verrŕ presentato lunedě 14 alle 11 al Museo del Vino, prima del tradizionale concerto-aperitivo, alla presenza dell'autore e dello stesso Fresu.
Luigi Onori, romano, critico musicale e saggista, collabora con il Manifesto dal 1981 e ha scritto a lungo per la rivista Musica Jazz. Ha pubblicato vari volumi di studi tra cui Il jazz e l'Africa (Stampa alternativa, 2004), e collabora con la Casa del Jazz di Roma. La biografia č stata realizzata intorno a dieci ore di conversazione col trombettista berchiddese, unite a un pregevole lavoro di ricerca (notevole l'apparato delle note, oltre 250, con un prezioso recupero di materiali tratti dalla stampa, ad esempio) e alle puntuali recensioni dei principali album e progetti di Fresu. Onori ha evitato un “faticoso e inutile” racconto cronologico per dedicarsi invece a un’analisi per temi, attraverso quattordici capitoli che tracciano altrettanti percorsi nel passato e nel presente del musicista di Berchidda. A cominciare dalle origini, con la scoperta del jazz, attraverso un trombettista non identificato, ascoltato per caso in radio nel 1980, che svela al giovane Fresu un universo sconosciuto e seducente: “Il jazz, come un amore” č il titolo del primo capitolo. L'ultimo si chiama invece “Nomadismo (e radici)”, come a voler sintetizzare in antitesi questa costante tensione di Fresu, tra innovazione e tradizione, ricerca e conservazione, e a dare maggior senso alla distribuzione del materiale operata da  Luigi Onori. Se nel primo capitolo si parla di Berchidda, bande musicali e jazz, nell'ultimo spuntano Vietnam, orchestre sudafricane e world music. Il libro tenta anche in qualche modo di raccontare la storia del jazz italiano ed europeo degli ultimi vent'anni; diretti in tal senso i primi capitoli, coi primi passi del trombettista nel panorama italiano, e il dodicesimo, “Palatino: un treno per l'Europa”, con un’appassionata disanima di Fresu sul diverso rapporto che lo lega alla Francia e all’Italia, e alla diversitŕ dei due sistemi culturali. Onori interroga spesso Fresu sulla sua poetica, sulla sua filosofia musicale e di vita, sul suo rapporto con lo strumento, “estensione del pensiero”: notevole il capitolo sui maestri, da Miles Davis, che ricopre un ruolo decisivo per la formazione e l'ispirazione di Fresu, a Chet Baker, a Kenny Wheeler, sino a Jon Hassell e Enrico Rava. C'č spazio per il rapporto intrattenuto da Fresu con la Sardegna, con la musica tradizionale, e per i numerosi contatti col mondo del teatro e della poesia; in “Fellini” ci si confrontano sulla difficile relazione tra musica e immagini, per raccontare poi la genesi e lo sviluppo della musica per cinema scritta sinora da Fresu. Un lungo capitolo č dedicato al festival Time in Jazz, la creatura di Paolo, lo “specchio della complessa personalitŕ del musicista e dell'intellettuale” come scrive Onori in uno dei paragrafi piů ispirati del volume; dalle difficoltŕ della “fase eroica” (1988-1992) sino alle ultime straordinarie edizioni. Poco prima del giŕ citato ultimo capitolo (e di una gustosa Coda sul Fresu “politico”) Onori lascia raccontare al trombettista, in “solo”, la sua filosofia del suono (e del luogo) per poi chiudere con un’appassionata recensione del recente concerto-evento all'auditorium Parco della Musica. Onori ha provato con discrezione e competenza a raccontare Paolo Fresu: la sua prosa scorrevole, “artigianale”, come la definisce, lascia trasparire una profonda ammirazione per il trombettista, che solo a tratti rischia di sfociare nell’agiografia. Ben disseminati sono i passi in cui Onori eleva il tono della narrazione, con dei delicati “assoli” che impreziosiscono il testo, come in questa felice e compiuta definizione: “Paolo Fresu č un grande poeta dell’hic et nunc, un saggio musicista zen che lascia che le cose accadano, che trovino un percorso dopo aver predeterminato, in modo assai rigido, alcune condizioni. Musica della complessitŕ, si č detto da altre parti, ma anche e soprattutto musica della relazione: con gli altri e con se stessi.”
Al libro č allegato un Dvd, Paolo Fresu Lookabout, curato da Francesca Nesler, e realizzato da Pao Film e Stampa Alternativa. Concepite insieme, le due opere si affiancano completandosi, pur potendo vivere ciascuna di vita propria. Rari e preziosi materiali sono raccolti in un’ora abbondante di filmati: un modo per inquadrare la musica di Paolo Fresu dalle angolature piů svariate.