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the sense of water  

 

the sense of water

a cura di Giannella Demuro


 Giusy Calia, Giulia Casula, Erik Chevalier, Fabiola Ledda, Pinuccia Marras, Valentina Medda, Nero Project, Gianni Nieddu, Pastorello

 


 

 

da sinistra Valentina Medda, Giusy Calia.

 

Se l’arte, per statuto, è fedele, per quanto spesso criptica, interprete del tempo, cosa legge del nostro presente? Cosa cerca chi, accostando i frammenti di questa caleidoscopica visione, tenta la ricostruzione del mondo? E cosa vede chi guarda Erik Chevalier, Fuochi fatui (will-o'-the wisp), 1960-2009,attraverso questo specchio sfocato, mutevole e ambiguo? Quale realtà si cela dietro la perfezione disarmante di un mondo dominato dall’estetica del bello e dell’apparire? 

Su questo inquietante quesito pare soffermarsi lo sguardo visionario di Pastorello, che dipinge paesaggi silvestri immersi nell’immobilità di spazi rarefatti, suggestivi ma stranianti, di acque trasparenti che nulla lasciano trapelare. Anche Valentina Medda mostra una realtà riflessa, l’impressione cristallizzata di un orizzonte imprigionato in uno specchio di un mondo invisibile a chi guarda, indecifrabile e lontano.Ma oltre la visione la realtà è, tuttavia, mutevole: generatrice di vita, come l’acqua cristallina di Giusy Calia, che accoglie e rassicura come tiepido liquido amniotico, o crudele cesura come ricorda l’opera di Fabiola Ledda, dove l’invisibile fluido vitale diventa ossimorico messaggio di morte.

 

da sinistra Giulia Casula, Nero  Project, Pinuccia Marras.

 

L’acqua e il suo fluire ben rappresenta, dunque, la società odierna dominata da una dimensione globalizzata e liquida, senza più confini, priva di sponde e approdi, di valori e certezze. Onda inesorabile che sommerge le fragilità vulnerabili dell’essere, ipnotico reiterare che Pinuccia Marras, accoglie su di sé nel lungo lento scorrere del tempo. Ironico e irriverente è invece l’approccio al liquido elemento di Gianni Nieddu che ipotizza Fabiola Ledda, Vasca 1, 2000-2002scenari ambigui, coinvolgendo l’ignaro pubblico in un ironico jeu de rôle che costringe a scegliere tra salvezza e perdizione.Per Giulia Casula l’acqua è limite, confine, ma anche attraversamento, viaggio d’iniziazione inevitabile, alla ricerca della propria identità. La dimensione del viaggio è cara anche ad Erik Chevalier, ma ilPastorello, Senza titolo, 2009 suo è il movimento a ritroso nel tempo di un viaggiatore senza patria, nei tanti luoghi della memoria fissati dall’obbiettivo sempre presente della sua macchina fotografica. La sensibilità dell’artista coglie, dunque, lo sradicamento e l’insicurezza che accompagnano i nostri giorni e legge oltre il visibile della ordinaria quotidianità, tracciando una mappa dei tanti flussi umani che compongono la società odierna. Ed è a questa particolare sensibilità che fa riferimento il lavoro di Nero Project che, appropriandosi dell’antico rituale dei rabdomanti contadini, traccia una mappatura delle correnti d’acqua sotterranee nello spazio privilegiato della mostra.

 

                                                                               Giannella Demuro