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Arte tra le note  

 

Arte tra le note

scenografie d’artista per i concerti serali di Time in Jazz


Maria Lai, Nero Project, Tim Rollins and K.O.S


La felice interazione tra arte contemporanea ed eventi musicali che si consuma sul palco di Time in Jazz, č divenuta oramai un classico e difficilmente si potrebbero pensare l’una (con le sue scenografie d’artista) disgiunto dall’altro, pur mantenendo, entrambi, la loro autonomia formale. E se, ai grandi nomi del jazz internazionale č oramai consuetudine abbinare grandi nomi del panorama artistico č pur vero che, per il ventennale della rassegna, si č optato per scenografie in qualche modo speciali o, perlomeno, insolite.
Una non poteva non essere di natura antologica e volutamente, seppur ironicamente, autocelebrativa: i venti manifesti che edizione dopo edizione, hanno scandito la vita del festival, a partire dal primo che raffigurava un giovanissimo Paolo Fresu fino all’ultimo, di quest’anno, colorato e festante, a suggellare un ventennio di musica e arte le cui qualitŕ e le cui specificitŕ sono oramai riconosciute non solo tra gli amanti del jazz. Un puzzle multicolore costituito da venti tasselli che, anch’essi, spesso, portano la firma di nomi di spicco del panorama artistico contemporaneo in una delle espressioni meglio riuscite della filosofia che anima Time in Jazz, all’insegna del connubio tra le arti e della contaminazione reciproca, per una cultura meticcia quanto mai vitale e feconda.
Ironica e anch’essa a suo modo autoreferenziale č la scenografia proposta da Nero Projet che sul fondale schiera le sagome in formato gigante di sei anziani del paese che “incombono” sui musicisti e sul pubblico a dispetto dei loro atteggiamenti bonari e curiosi. Guardano, tra lo scettico e il divertito, l’evento che, oramai da vent’anni stravolge per alcuni giorni i ritmi consolidati dell’operosa comunitŕ di Berchidda, e di quella comunitŕ, del suo patrimonio culturale divengono simboli e  “guardiani del tempo”: testimoni silenziosi e “padri” nobili di una tradizione che, al suo interno e con saggia ironia, ha saputo assimilare le piů avanzate sperimentazioni artistiche e musicali.
Al legame con la tradizione, al continuo intrecciarsi di fili che legano, avviluppano e intrecciano le piů imprevedibili relazioni si rifŕ anche la scenografia della decana dell’arte sarda Maria Lai, anch’essa custode della memoria di un popolo e, al contempo, apripista di nuove e sorprendenti sperimentazioni. Lo spartito, opera del 1983, tesse partiture musicali impossibili, di una musica senza suono. I ritmi, le melodie e le armonie sono tutte afferenti al mondo della visione e, di rimando, a quello interiore, per la loro capacitŕ di dare regola e senso all’informe e al magma dell’inconscio, trasformandoli in “favole belle”, in leggere trame di un sogno di una ininterrotta affabulazione.
Ancora spartiti, stavolta veri, nella scenografia di Tim Rollins e i Kids of Survival. La loro č una meditazione sulla musica: un linguaggio che attraversa tutta la storia e, seppur costituito da codici astratti, arriva direttamente senza alcuna mediazione a tutti. Tale sistema di scrittura si palesa nel pentagramma e con le note. Nell’opera Mass in a time of war sulle pagine pentagrammate con brani di celeberrimi autori del classicismo e del romanticismo, un gruppo di ragazzi presi dai luoghi del disagio sociale, guidati da Rollins, intervengono con la pittura esaltando la carica emozionale stessa dei brani musicali e amplificandone i contenuti, restituendo alla musica un carattere catartico e un ruolo primario di socializzazione e interazione tra individui. La stessa filosofia che da vent’anni anima Time in Jazz.