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La parola nella ricerca contemporanea  

A…parole

La parola nella ricerca contemporanea dagli anni Novanta ad oggi

a cura di Giannella Demuro e Antonello Fresu


Maurizio Arcangeli, Stefano Arienti, Maurizio Bertinetti, Bianco & Valente, Clara Bonfiglio, Dafni & Papadatos, Marta Dell'Angelo, Mario Della Vedova, Nicola Di Caprio, e.g.Ø, Emilio Fantin, Greta Frau, Gavino Ganau, Robert Gligorov, Horatio Goni, Meri Gorni, Fathi Hassan, Mass. Inc., Antonella Mazzoni, Sabrina Mezzaqui, Bartolomeo Migliore, Sukran Moral, Simon Morley, Raymond Pettibon, Gabriele Picco, Mariuccia Pisani, Salis & Vitangeli, Josephine Sassu, Vedovamazzei, Cesare Viel, Y Liver


La prassi comunicativa, nata tra i giovanissimi, di utilizzare un’icona sonora – lo “squillo” – come passe-partout linguistico polisemico (sono qui, ti penso, chiamami, ci sei?) o icone linguistiche quali gli ormai familiari “sms”, come veicolo preferenziale di comunicazione sintetica, ha inaspettatamente sedotto e schiavizzato il mondo degli adulti e del lavoro, tanto che non desta alcuna sorpresa il fatto che un “incontro di lavoro” possa essere fissato o annullato con un semplice “invio” dal telefono cellulare.

La diffusione di queste forme linguistiche contratte, tra cui la rivoluzionaria quanto sgrammaticata e.mail, diventa una sempre più chiara espressione dell’attuale sistema comunicativo, mass-mediale e semplificato.

Tale sistema, infatti, dovendo garantire la diffusione di un elevatissimo volume di informazioni, ha dovuto alterare in Stefano Arienti, Il tarlo, 1990, cartoline, dimenzione ambiente, Collezione M.&B.modo strutturale le modalità di acquisizione delle conoscenze, attivando un processo che ha privilegiato la riconoscibilità iconografica immediata a detrimento della capacità elaborativa del pensiero critico.

Pur riconoscendo la piena validità e positività di questo sistema che facilita una sempre più estesa divulgazione della conoscenza, non si può non tenere conto del fatto che lo sfaldamento semantico dell’oggetto comunicativo, produce uno slittamento di senso dalla profondità alla superficie, dal contenuto all’involucro.

Questo processo è particolarmente evidente nella parola che,Greta Frau, Trancia A. 159/Compito XI, 2003, performance e installazione, courtesy The Flat/Carasi, Milano; Studio Raffaelli, Trento privata del suo referente semantico, si cristallizza in una più facilmente riconoscibile rappresentazione iconografica.

Così, in una società dominata dall’immagine, anche la parola diventa puro dato estetico che si somma alle tante infinite immagini che costituiscono il paesaggio iconografico nel quale siamo costantemente immersi.

Quale può e deve essere, allora, in questo clima, la posizione dell’artista, se l’arte visiva, come si afferma da più parti, partecipa con un suo specifico statuto all’esperienza collettiva, grazie alla capacità di intuire e cogliere i fermenti e i cambiamenti della società ancor prima che essi si manifestino nella loro compiutezza?

Maurizio Arcangeli, Love, 2001, acrilici su tela e parete, 280 x 280 cm, courtesy Galleria Monica De Cardenas, MilanoSe gli anni ’60 e ’70, nonostante l’apertura verso il sociale, erano stati dominati dalle varie poetiche concettuali che avevano, in un certo qual modo, istituzionalizzato il pensiero creativo all’interno di rigide autoreferenzialità, è vero che agli inizi degli anni ’80, esaurita l’esperienza del concettuale, la Transavanguardia proponeva un modello estetico che oltre al ritorno all’immagine introduceva l’idea di nomadismo, di un approccio, cioè, trasversale e leggero alle cose, che originava, nel decennio successivo, quel linguaggio ibrido e non gerarchizzato, fortemente legato all’immagine e al quotidiano, che gli artisti di oggi utilizzano per porsi in relazione col mondo.

E se in alcuni di essi la scrittura resta ancora oggi cifraClara Bonfiglio, Coipiediperterra, 2003, sassi di fiume, 400 x 400 cm fondante delle poetiche individuali, nella maggior parte dei giovani dell’ultima generazione le parole possiedono solo una effimera carica iconografica e attraversano le opere in maniera spesso marginale, con la stessa casuale indifferenza con cui attraversano il paesaggio urbano.

Indifferenza che non è certo adesione passiva alle cose, ma tentativo di scardinamento di un ordine formale e di superficie dal di dentro, attraverso l’uso delle stesse modalità comunicative: dalla pubblicità ai mass-media, dalla musica alla rete.

Emilio Fantin, La filosofia, 1999, maglione in lana con scrittaScrive Emilio Fantin su un maglione di lana blu “La filosofia è come districare un gomitolo di lana. Tirare non serve.” Più che un monito, il suo è un invito a mantenere un legame con il pensiero e a riappropriarsi dei tempi rallentati della riflessione. Così, la parola detta è anche parola agita: la frase, benché in apparenza simile a quella di tanti altri maglioni, è stata pazientemente lavorata su un maglione fatto a mano, recupero di un’attività manuale che è recupero di un proprio tempo interiore.

Una simile concezione del tempo è quella di Sabrina Mezzaqui che propone una ripetizione continua di gesti minuti, comeSabrina Mezzaqui, Exercise-books, 1998-1999, quaderno ritagliato e bucato a mano seguendo la quadrettatura di ciascuna pagina, leggio in plexigas, 20,5 x 30 cm cad. disegnare piccoli motivi, ritagliare i quadretti di un quaderno o come i velocissimi SMS da lei pazientemente trascritti con le perline colorate.

Il rallentamento può avvenire anche attraverso la pittura, come fanno Antonella Mazzoni, Simon Morley e Maurizio Arcangeli. La Mazzoni utilizza i tempi lenti e pacati del dipingere per creare, con immagini e scrittura, uno spazio virtuale di riflessione rivolto verso se stessa. Morley si ispira Simon Morley, Cattelan; De Chirico; Fontana; Kounelis; Manzoni; Penone;Morandi; Pistoletto, 2002, acrilico su tela, 35,5 x 29,5 cm, courtesy Zero Arte Contemporanea, Piacenza alle copertine di libri, generalmente fuori edizione, che riproduce con esattezza quasi maniacale, come la serie dedicata a quelli che lui considera il meglio dei grandi pittori e artisti del XX secolo, Arcangeli, invece, gioca sull’ambiguità di quadri da lui stesso pazientemente sagomati come sculture che tautologicamente sono, al contempo, quadro e oggetto. Stessa poetica per Clara Bonfiglio che realizza installazioni, generalmente site specific, dove un sapiente gioco di pieni e di vuoti, mimetizza parole e concetti che diventano opera.

Anche Fathi Hassan crea labirinti di scritture e grafemiFathi Hassan, Contenitore dell'anima, 2003, tecnica mista su tela, 149,5 x 130 cm, courtesy Galleria Capricorno, Capri; bencivART Gallery, Pesaro aggrovigliati su pannelli che ricordano antichi alfabeti segnici richiamati dalla storia del passato.

Concettuale, performer, affascinata da sempre dalla poesia e dalla letteratura, Meri Gorni esplora lo spazio della parola scritta, letta, parlata, evocata: come l’Epistolario, 99 fototessere che la riprendono mentre legge un diario.

Ancora alla letteratura e ai suoi miti immortali fa riferimento l’opera di Cesare Viel dall’impostazione grafico-fumettistica che lega il passato al presente: la scrittrice Virginia Woolf assiste ad un fatto di Cesare Viel. Virginia Woolf guarda, 2002, tre disegni su carta incorniciati, 33,4 x 45 cm cad., courtesy Galleria Neon, Bolognacronaca contemporanea, la morte a Mosca delle kamikaze cecene.

Un’apparente levità di matrice fumettistica sta alla base anche del lavoro di Raymond Pettibon, Gabriele Picco e Josephine Sassu. Il primo usa la struttura e la tecnica del fumetto per affrontare temi di grande impegno e attualità come questioni storiche, politiche e di critica sociale su più livelli. Picco, invece, utilizza il segno fumettistico e la parola in chiave ironica per raccontare le sue piccole storie e prendersi gioco del mondo contemporaneo. La Sassu realizza un lavoro che solo apparentemente rimanda ad un’iconografia di tipo infantile: animali fantastici realizzati a matita su tela, autoritratti accompagnati dalla scritta «se fossi come…», a raccontare la molte facce di un’identità.

La parola funzionale all’immagine è quella che compare nel lavoro fotografico di Dafni & Papadatos: immagini di paesaggi minimali dove manca la presenza umana. Vi compaiono solo dei codici numerici, misure e distanze che segnalano cose e luoghi: combinazione immaginaria di realtà vissuta e realtà virtuale.

Anche la musica ha fortemente sollecitato l’opera degli artisti: da Nicola Di Caprio a Bartolomeno Migliore, a Robert Gligorov e Gavino Ganau. Nel lavoro di Di Caprio compaiono sovente elementi che richiamano il suo passato di musicista, sia nelle opere pittoriche che nei video. La parola detta o scritta non è disgiunta da quella musicata. Anche nelle opere di Migliore si percepisce il ritmo di sonorità musicali e verbali che sono quelle della città: assonanze cromatiche e richiami linguistici specifici, “sporcati” dai ricordi di trascorsi graffitisti. Eclettico e provocatore, Robert Gligorov sperimenta un linguaggio ibridoRobert Gligorov, Il codice del pop, 2001, scultura con copertine lp cucite a fisarmonica, dimensioni variabili, collezione privata che mette insieme pittura, scultura e fotografia. È il tentativo di creare o decriptare nuovi codici di riferimento, come quello musicale, ad esempio, per il quale ricostruisce un ipotetico DNA: è il Codice del Pop. Ganau, invece, raccoglie in una pittura di freddo bianco nero, sul sottofondo delle sonorità stridenti di un rock duro e alternativo, frame di storie catturate dai mezzi mediatici: flash ipnotici sui dettagli sfocati della vita.

Relazione stretta e coinvolgente quella tra la scrittura e il corpo, l’identità e la sua voce. Distinte le motivazioni, distinti Mariuccia Pisani, "dio", autoritratto, 2002, fotografia, 100 x 140 cmgli esiti. L’esposizione del proprio o dell’altrui corpo è uno dei temi centrali del lavoro di Mariuccia Pisani. Il gioco, dichiarato ed esplicito, è quello di frammentare il corpo e etichettarlo con scritte che rimandano a facili e scontate connotazioni sociali sul ruolo della donna, che ne definiscono e cristallizzano il ruolo. Anche nel lavoro di Marta dell’Angelo ritorna l’idea del ritratto, solitamente affrontato come pitturaMarta Dell'Angelo, Senza Titolo, 2003, installazione, inchiostro su carta, 63 x 105 cm, courtesy Le Case d'Arte, Milano e qui tratteggiato da parole, pensieri intimi o riflessioni quotidiane che, come le tessere di un puzzle, compongono l’immagine finale dell’artista.

Anche per Greta Frau, figura oscura che si svela solo attraverso la voce e la paziente accondiscendenza delle sue “adepte”, il rapporto tra parola e corpo, inteso in questo caso come manifestazione, è strettissimo e irrinunciabile. Sono le sue parole, infatti, oltre ai ritratti delle Trance, a dare corpo al suo mistero.

e.g.Ø (Enrico Glerean), txt2sound, 2003, sito webIn un certo senso anche il lavoro di e.g.Ø, sperimentatore e citazionista, ha a che fare con il corpo, il corpo tecnologico della macchina, per lui capace di sostituire completamente l’artista, capace, quindi, di creare nuovi codici di riferimento.

L’opera di Y Liver, altro non è, invece, che la riproduzione della pagina del catalogo di questa mostra. Se l’opera è il paese dell’arte, l’“ambasciatore” ne è l’immagine all’estero. Il catalogo è qui come un ambasciatore,Y Liver, Ici l'ambassadeur, 2003, still da video, stampa digitale così che il valore e il senso dell’opera sono demandati alla lontananza. Dunque, identità e storia esistono grazie ad una ambasciata.

Il lavoro di Horatio Goni rappresenta un esercizio sulla pittura e scrittura giocata sull’assonanza dei nomi di quattro personaggi che, pur non avendo alcuna reale associazione tra loro, la ritrovano creata espressamente per loro dall’artista.

La parola come memoria, caratterizza invece il lavoro di Bianco Valente, Desires, 2003, biro su carta in scatola di plexigas, 20 x 20 x 20 cm, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, NapoliBianco-Valente, Salis & Vitangeli, Stefano Arienti e Mass. Inc. Per i primi un lunghissimo nastro di carta raccoglie ed incamera pensieri, sensazioni e ricordi, nel tentativo estremo di preservarne la memoria nel tempo. Analogamente, Salis & Vitangeli custodiscono le parole e le voci di saluto di idiomi perduti, ritrovati nel grande archivio mediatico della rete, in apposite case a forma di conchiglie che le difendono da una perdita irreparabile. EdSalis & Vitalngeli, Welcome, installazione, piombo, cenere vulcanica e traccia ambiente, courtesy Museo laboratorio, Città di Sant'Angelo, PS ancora memoria nell’installazione di Arienti che, intervenendo ancora una volta con gesti minimi su oggetti ed immagini esistenti trasforma in opera una semplice raccolta di cartoline, in gran parte riproduzioni d’arte, che assume in tal modo, un’inedita connotazione evocativa. Anche i Mass. Inc. raccolgono memorie, riportando su nastro frasi tratte da delitti e tragici fatti di cronaca accaduti in centri urbani, una sorta di denuncia silenziosa per una città che non vuole sentire.

Mass inc, Deposizione su nastro, 2003, stampe fotografiche su alluminio, 230 x 100 cmNastro adesivo anche nell’opera di Vedovamazzei per un Cut Up speciale, dedicato a Berchidda, un precario tentativo di riparazione degli esiti di uno scoppio d’ira che dissolve l’apparente calma di un piccolo centro dell’isola.

Ironico e violentemente dissacratorio l’intervento di Maurizio Bertinetti che deride il mondo dell’arte, sporcando con della “metaforica” Nutella unaMaurizio Bertinetti, Nutelle, 1997, carta e nutella, dimensione ambiente, Collezione M&B montagna di carta formata da inviti di mostre, testi critici e altro materiale di settore.

Mario Della Vedova utilizza nel suo lavoro varie e spesso precarie tecniche di scrittura, attraverso le quali attua una riflessione che lo ricollegano allo studio della funzione dell’artista e del linguaggio dell’arte.

Sukran Moral, Despair, 2003, video, 8'Nel lavoro di Sukran Moral, un video sul dramma delle persona che vogliono allontanarsi dalla loro patria in cerca di salvezza, la parola è assente ed è compito dell’artista dar loro voce, attraverso le parole di un canto nostalgico.

                                                 Giannella Demuro e Antonello Fresu