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Al limite  

Al limite

a cura di Gabi Scardi


Yuri Ancarani, Maja Baievic, Barabara Brugola, Tessa den Uyl, Stefani Galegati, Letizia Galli, Alberto Guidato, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Sabrina Muzi, Mariuccia Pisani, Alessandra Spranzi, Piero Steinle


Viviamo tutti su un limite: invisibile e mobile, labile, imprendibile. È un limite definito dalle convenzioni e dagli stereotipi, dalle semplificazioni, dalla necessità di sicurezza. È il limite tra quella che viene definita normalità e quell’infinita serie di situazioni legate alla sfera mentale ed emotiva che se ne discostano: le potremmo chiamare “diversità” o anche “paura della diversità”; invece disinvoltamente, tendiamo a chiamarle “follia”. Cosa sia la “normalità” è ovviamente impossibile dire; i suoi “paradigmi” sono variabili all’infinito, come quelli della follia.

Da sempre, incessantemente, muovendosi dapprima per minime variazioni sul tema, poi per grandi salti, gli artisti hanno proceduto forzando i limiti posti dalle norme vigenti e disintegrando di volta in volta i convenzionalismi dello sguardo. Sperimentatore per eccellenza, infatti, l’artista, spinto dal desiderio di riconoscere le possibilità non realizzate che sonnecchiano nelle pieghe del presente, si pone domande e conduce un’osservazione analitica della realtà quotidiana: ne indaga le aree liminari, oppure ne decostruisce la superficie, poi procede in profondità; finisce comunque, in molti casi, per scomporne l’assetto esistente svelandone stereotipi, idiosincrasie, ambiguità, aspetti nascosti. Sotto il suo sguardo attento molte nostre sicurezze si rivelano fittizie, effimere.

L’artista sottopone così a spaesanti trasformazioni la propria e l’altrui visione del mondo, e rimette costantemente in questione il confine di ciò che chiamiamo normalità.

Tra i soggetti più frequentemente tematizzati nell’arte contemporanea ci sono quelli legati all’identità e all’autobiografia, a quegli aspetti della personalità che ci permettono di individuarci e di differenziarci; ma ci sono anche i contrasti e le contraddizioni, il disagio rispetto al contesto esterno, le discrepanze fra l’immagine pubblica e quella privata della nostra persona, il rapporto con noi stessi, con la nostra stessa immagine e con il nostro corpo, con i sentimenti che a volte tendiamo a reprimere, con le persone che ci circondano.

I video scelti per questa rassegna sono stati realizzati da artisti che si muovono su registri diversi: dall’analisi della propria singolarità e fragilità al fatto di vivere in un andirivieni incessante tra interiorità psichica e condizione esterna, alla percezione particolarmente acuta del contesto; tutti mettono in scena il proprio o l’altrui vissuto muovendosi sul borderline tra ciò che è considerato normale e ciò che può essere visto come inconsueto.

Così l’artista olandese Tessa den Uyl, fedele a un immaginarioTessa den Uyl, Idiosyncratic sympathies, 2000, Video, 3', Courtesy Lia Rumma, MIlano di matrice nordica, sembra voler varcare la soglia che separa il mondo diurno e quotidiano da ciò che invece attribuiamo solitamente al regno delle meraviglie, della notte, della profondità psichica: nel suo Idiosyncratic sympathies 1 un luminoso giardino si trasforma in uno spazio mentale avvolgente, irreale, capace di restituire il senso di una vita sognata più che vissuta; e diventa scenario di episodi di sapore onirico, con una serie di esseri ibridi che vi intreccia enigmatiche relazioni in un’atmosfera incantatoria e surreale che si nutre di una temporalità sospesa e dilatata.

Marzia Migliora trae invece dal proprio vissuto l’ispirazione e il materiale su cui lavorare e fa riferimento direttamente alla propria infanzia. La storia che racconta è quella di un gioco, una sorta di rito, una prova di resistenza al dolore autoinflitta. La scoperta dei propri limiti fisici e il desiderio di superare quei limiti diventano nell’infanzia, al di là di ogni consapevolezza razionale, agenti di una trasformazione personale.

Stefania Galegati, Orizzonte assoluto dell'evento, 2001, video, 8'Con Orizzonte assoluto dell’evento, interpretato dall’attore Ivano Marescotti, Stefania Galegati realizza una efficace e poetica metafora incentrata sul tema del limite e della sua labilità.

Racconta l’incontro tra un uomo e ‘qualcosa’ di invisibile. Il protagonista cammina deciso per la propria strada quando cozza violentemente contro l’oggetto.

Dapprima stupito, poi incuriosito, comincia ad interagire con la cosa invisibile. La tocca, la esplora, cerca di conoscerla, tenta di spostarla. Trova a tastoni una maniglia, tira una porta pesante, entra e scompare al di là, dentro questo ‘nulla’ così presente. Quindi esce da quello che noi percepiamo come un nulla – e rientra in quello che percepiamo come la realtà, e, come se appunto non fosse successo ‘niente’, riprende a camminare; lasciandoci un dubbio profondo su questo ‘qualcosa’ che è nulla ma è che è così consistente, forse più reale del reale. E interrogandoci sulla relazione così ambigua tra realtà e rappresentazione, tra percezione oggettiva e soggettiva.

In Kitchen Baubo sono l’ossessione e l’insidia a palesarsiBarbara Brugola, Kitchen Baubo, 2002, Video, 1'20" sotto forma sensibile. Le figurine animate di Barbara Brugola, infatti, non hanno nulla di rassicurante. Sono autistiche e arrabbiate; la loro espressione è alterata dalla sensazione di un pericolo incombente. Sono piccoli mostri generati dalle profondità della mente. Nel loro perverso e fantastico universo, abitato da personaggi ambigui e minacciosi, la bestialità si coniuga all’umano.

Reali, realissime le galline riprese da Piero Steinle: l’artista tedesco autore di Paradiesvogel ha individuato un laboratorio Piero Steinle, Paradiesvagel, 2004, Video, 5'30"in cui si svolgono ricerche finalizzate alla creazione di un nuovo tipo di pollame: senza piume. La gallina che ha filmato fa pensare a un mostro, a una chimera, a uno di quegli esseri ibridi che troviamo sui capitelli romanici. Eppure non da antichi bestiari devono aver tratto ispirazione i geniali inventori. Pratico, già pronto allo scopo, appositamente modificato per aderire alle esigenze di velocità ed economicità della nostra società, anche il pollo partecipa così della follia organizzata della nostra epoca.

Metafora del consumismo sfrenato e fine a se stesso è ancheSabrina Muzi, Big, 2002, Video, 6' il video Big di Sabrina Muzi. L’artista si autorappresenta nell’atto di indossare un abito sull’altro sovraccaricandosi fino all’impotenza, fino a perdere forma e mobilità in quella forma di bulimia collettiva che, avendo come controfaccia uno svuotamento quotidiano dai valori reali, finisce per allontanarci sempre più dall’essenziale e per limitare la nostra libertà.

Letizia Galli, Parking, 2001, Animazione, 2'Anche Letizia Galli trae spunto dalla vita quotidiana: i nostri comportamenti quotidiani corrispondono al nostro carattere e ai nostri stati d’animo. Così ai disagi dei pazienti di una clinica non può non corrispondere il loro modo di parcheggiare l’auto: Parking testimonia di un approccio sintetico ed esilarante alle più comuni forme di nevrosi.

Mariuccia Pisani nel video Croce e delizia, che la coinvolge personalmente come performer, crea dapprima un’immagine rarefatta e sospesa, capace di condensare tutti i sogniMariuccia Pisani, Corce e delizia, 2002, Video, 3'20" d’amore del mondo: una situazione di penombra, una presenza femminile di languida e seducente bellezza accompagnata dalle note liriche dell’aria Croce e delizia della Traviata cantata da Maria Callas; la voce persiste nel suo canto sublime mentre la situazione si sviluppa fino a rovesciarsi in un dibattersi disperato della figura: dietro le parvenze rassicuranti della bellezza, come dietro molte poetiche illusioni, emergono, sinteticamente ma drammaticamente messe in scena, tensioni e convulsioni interiori, sentimenti dissonanti e dolorosi.

Rintraccia la follia nel comportamento collettivo l’artista Maja Baievic, Double-bubble, 2001, Video, 4'bosniaca Maja Bajevic che con Double Bubble affronta il tema dell’uso distorto della religione. Gli atteggiamenti di chiusura, di rigidità e di conformismo derivanti dall’estremismo, dal nazionalismo, dall’intolleranza religiosa creano barriere e alimentano da sempre il gran mercato dell’odio.

Ma nel frattempo, persino nelle periferie urbane degradate, sotto cieli apocalittici sfavillanti dei bagliori delle raffinerie, fioriscono amori. Yuri Ancarani realizza un video di grande respiro poetico ambientato vicinoYuri Ancarani, Vicino al cuore, 2003, Video, 3'20" a Ravenna, davanti a uno dei maggiori centri siderurgici del paese. Poiché ogni luogo si anima dello sguardo che su di esso posiamo, anche il litorale di Ravenna con le sue industrie che fiammeggiano e con le acque popolate di alghe e metalli si può trasformare in uno scenario da favola in cui le alte maree delle emozioni portano i giovani al largo.

Le questioni più gravi sono sempre quelle che abbiamo in sospeso con noi stessi. Ottonella Mocellin ha la sensazione di Ottonella Mocellin, The second woman, 2002, Video, 13', Courtesy Lia Rumma, Milanoessere un soggetto al plurale, abitato da più voci che s’intrecciano in un costante dialogo; e nei suoi video proietta all’esterno la propria immagine di sé restituendo fisicamente la molteplicità individuale. The second woman mette dunque in scena la convivenza e il conflitto, all’interno di un unico spazio psicologico, di due parti di sé: una disciplinata l’altra no, una severa l’altra indulgente, una sempre sobria, l’altra spesso ebbra. Lo sdoppiamento della personalità è reso sensibile nello sdoppiamento della voce e si risolverà in un patto tra le due parti.

Anche Alberto Guidato è alle prese con una serie di slittamenti di personalità: scaturiti però, nel suo caso, dalAlberto Guidato, Breackdown, 2001, Video, 10'35" desiderio di sperimentare situazioni e stati d’animo diversi. Nessun virtuosismo nella recitazione. La casa dell’artista costituisce il set per una serie di messe in scena riprese a camera fissa.

In questi e in mille altri modi l’arte produce diversità, mondi intermedi in cui realtà ed immaginazione s’intersecano. E se l’attaccamento alla normalità – alla norma, alla sicurezza – intesa come bene supremo è un sentimento ambiguo, che esprime paura ancor prima che convinzione o speranza, queste opere possono essere intese come forme di libertà e di resistenza attiva alla forza dell’omologazione.

La questione non riguarda solo gli artisti, riguarda ognuno di noi: difficile, quando parliamo di follia, farlo come se ne fossimo esclusi. Nota Pier Aldo Rovatti nel saggio La follia, in poche parole che la follia è «il terreno indispensabile a ogni pensiero che si spinga al suo limite: cioè, per ogni pensiero che non ripeta semplicemente un altro pensiero o il pensiero di un altro». Cercare di evitare il confronto con la diversità non può che essere una perdita.

 

                                                                                 Gabi Scardi