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1.3 Meri Gorni / Nordine Sajot
1.4 Food in Bytes
1.5 Lavori in corso
1.6 BabelFish
1.7 Arte tra le note
1.8 Cucine coordinate
1.9 Stage/Backstage
2.0 Tutto fa brodo
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1.5 Lavori in corso  

 

Lavori in corso
a cura di Giannella Demuro e Antonello Fresu  


Dimitri Alithinos, Paola Dessy, Meri Gorni, Pinuccio Sciola, Gianfranco Setzu

 
Niente č da dare per scontato a Berchidda durante i giorni del Time in Jazz: nemmeno passeggiare per le stradine del paese o infilarsi in una delle deliziose chiese di campagna dei dintorni. Ce lo ricorda Lavori in corso, la sezione del Progetto Arti Visive curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu che, come per ogni edizione del festival, porta il contributo dell’arte a mescolarsi con i luoghi e i tempi della vita quotidiana.

Operazione che quest’anno č resa ancora piů naturale dal tema dato, il cibo, da sempre protagonista della storia dell’arte e dell’uomo e carico delle mille reminiscenze prodotte dalla stratificazione di culture di cui siamo ai nostri tempi smaliziati e voraci consumatori.

Gli artisti invitati ripensano allora il luogo comune del cibo partendo, come nel miglior realismo, da sollecitazioni tutte terrene e materiali per approdare alla creazione di sensi nuovi e inesplorati. Un meccanismo di trasformazione alchemico e misterioso, comune ai processi fisiologici cosě come alla generazione di significati.

Č questo transito per i gangli vitali, č questo legame tra il visibile e l’invisibile spesso messo in ombra da percezioni superficiali e distratte, quello su cui gli artisti ci chiamano a riflettere.

 

Dimitri Alithinos, con la sua opera The Unconcealed Secrets into a Work of David Teniers the Younger, ci invita alla lenta degustazione di un convivio dello sguardo e della mente: quale cibo piů raffinato di una cena fiamminga consumata con i tempi rallentati del video e accompagnata dal discreto, sensuale commento dell’artista?

 

Paola Dessy offre letteralmente in pasto agli spettatori dei concerti il suo corpo-torta cotto e lievitato in un apposito stampo, vero e proprio ‘doppio’ dell’artista. Oggetti-cibo vengono di volta in volta fatti a pezzi e divisi tra i visitatori delle chiese, con una spartizione che evoca il dono ma anche il taglio separatore, generatore di nuova linfa.

 

Meri Gorni utilizza il cibo, come avviene in molte pratiche dell’arte contemporanea, come strumento di relazione e collante di legami carnali e spirituali, con la lettura-performance delle ricette tratte dal suo libro d’artista, Cinquantanove ricette d’autore, frutto di incontri e sperimentazioni di vita reale e sublimata nella loro esecuzione.

 

Pinuccio Sciola ripropone la sua performance della Semina dei semi di pietra, piccoli gioielli di scultura su ciottoli di basalto che recano nel proprio corpo il gesto fecondatore dell’artista, offerto all’alveo della madre terra.

 

Gianfranco Setzu si impadronisce di muri scrostati e case diroccate per attaccare i suoi Dudley, poster di grande formato di cui ha giŕ riempito abusivamente i luoghi di transito di mezza Europa, affidando alla sua grafica elegante ed inquieta una riflessione critica sul nostro rapporto con il cibo, mediato dalle icone della pubblicitŕ e del marketing; cibo fruito come mero fatto di immagine ormai svuotata di ogni contenuto, men che meno spirituale, ma allo stesso tempo seducente e allusivamente concettuale.

                                                              Lia Turtas