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1.4 Food in Bytes  

 

Food in Bytes

a cura di Elena Giulia Rossi  


Kelly Dobson, Free Soil (Amy Franceschini, Myriel Milicevic, Nis Rřmer), La Molleindustria, Josephine Starrs & Leon Cmielwski, Tree-Axis

 
Cibi di tutti i tipi, distintivi delle piů varie classi sociali e religioni, sono i protagonisti di gran parte dell’iconografia artistica: dai mosaici medievali, agli olii su tela rinascimentali e moderni, alle installazioni e performance nate dalle avanguardie dei primi del Novecento. Nel 1932 gli artisti Marinetti e Fillia scrivono il “Manifesto del Cibo Futurista” , un attacco durissimo contro la tradizione degli spaghetti, “alimento che si ingozza e non si mastica”, e un divertente ricettario per pranzi futuristi che annovera piatti “… la cui armonia originale di forma e colore nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare le labbra” (pubblicato nella “Gazzetta del Popolo” di Torino, il 28 Dicembre 1930). Da allora il cibo č entrato nell’arte in maniera ancora piů pervasiva: dalle uova di Piero Manzoni, che le offre come cibo al pubblico dopo averle firmate con l’impronta delle sue dita, ai cibi “congelati” nelle sculture di Oldenburg, alla gruviera trasformata in pianoforte nell’opera di Daniel Spoerri, alla trasformazione del rapporto che lega l’uomo al mangiare dei diari di Vanessa Beecroft (dove si elencano i cibi ingeriti quotidianamente), e degli spazi adibiti a cucina nei musei di tutto il mondo dall’artista argentino Rirkrit Tiravanija. 

La net/web art, termine con cui di recente si indicano quelle pratiche artistiche che utilizzano Internet come principale strumento creativo, fa parte delle correnti di ultima generazione. Molti lavori net sono ispirati al tema del cibo. Food in Bytes presenta cinque di questi lavori distribuiti in un arco di tempo che va dal 1999 (quando la net art era ancora lontana dal riconoscimento delle istituzioni) al 2006. 

 

McDonald’s Video-game il piů recente dei cinque lavori (2006), č un gioco “politicamente scorretto” che denuncia l’impatto negativo del funzionamento dell’omonima catena alimentare. Per vincere nel gioco bisogna far fruttare l’azienda a qualsiasi costo: disboscare chilometri e chilometri di foreste per adibire il terreno a pascolo, nutrire il bestiame con sostanze transgenetiche, licenziare il personale lŕ dove necessario e impegnarsi in efficienti campagne pubblicitarie, il tutto tenendo conto anche delle esigenze di clienti che possono unirsi per protestare contro le lunghe code se non si č assunto personale sufficiente alle casse, o manifestare contro l’avvelenamento del cibo. Vincere al video-game vuol dire creare danni ecologici enormi. Questo succede nel gioco, ma anche nella realtŕ. Il progetto č solo uno dei nove, ultimo della serie, nella lista delle creazioni di “Molleindustria”. Il collettivo adotta il video-game come strumento per affrontare temi politici e sociali. Il risultato č duplice: il gioco, oramai parte dell’immaginario collettivo, si rivela strumento efficiente; la partecipazione dell’utente fa sě che il messaggio sia assimilato in maniera attiva.

 

L’impatto della transgenetica in campo alimentare č al centro di numerosi dibattiti negli ultimi anni. Josephine Starrs & Leon Cmielwski, Bio-Tech Kitchen, 1999Bio Tech Kitchen, lavoro dei due artisti austriaci Josephine Starrs e Leon Cmielwski, prende spunto proprio da questo. Se “Molleindustria” scrive un gioco ex novo, il duo austriaco sceglie di manipolarne uno giŕ esistente e molto popolare sul mercato, Marathon Infinity. Il gioco originale, dove una nave spaziale deve battersi in violente battaglie contro gli alieni, si trasforma in una spiritosa guerra contro cibi geneticamente modificati. Di Marathon Infinity rimangono solamente la struttura, il suono e alcuni elementi grafici. Una cucina adibita a laboratorio per esperimenti transgenetici sostituisce l’ambientazione avveniristica della versione originale. I cibi modificati si sono coalizzati per prendere il sopravvento sulla catena alimentare. Bisogna assolutamente sconfiggerli. Stracci e utensili da cucina sono le armi messe a disposizione per abbattere il nemico. 

 

F.R.U.I.T. č un vero e proprio progetto di attivismo in rete, opera del collettivo “Free Soil” (Amy Franceschini, Myriel Milicevic, Nis Rřmer), da tempo impegnato nella formazione di comunitŕ on-line per fini ambientalisti.Free Soil (Amy Franceschini, Myriel Milicevic, Nis Rřmer), F.R.U.I.T., 2005 L’impegno sociale č molto preciso: lo scopo č quello di incoraggiare lo sviluppo di aree coltivabili all’interno dei centri urbani e di migliorare la conoscenza dei consumatori nel campo dei prodotti agricoli. F.R.U.I.T. insegna tutto quello che riguarda la vita di ogni prodotto, dalla sua produzione, ai costi di trasporto dai centri rurali alle cittŕ, alla sua utilizzazione.

 

Tree-Axis (Krister Olsson, Stella Lai), Four Short Interactive Pieces About Vegetables and Sounds, 2002Four Short Interactive Pieces about Vegetables and Sounds (“Quattro brevi pezzi interattivi di verdure e suoni”) del duo “Tree – Axis”, utilizza il cibo come punto di partenza per rivelare le incredibili potenzialitŕ del mondo virtuale: la verdura che nel mondo reale stimola gusto, olfatto e tatto, nel cyber spazio puň invece stimolare l’udito. Cosě suoni simili a quelli delle corde di un violino si sprigionano dal sedano e note new age dalla buccia di pomodoro, tutto attraverso l’interazione dell’utente.

 

Chiude la rassegna Blendie, lavoro di Kelly Dobson. Kelly Dobson, Blendie, 2003-2004, Video ,3'Questa volta protagonista č un utensile da cucina: un frullatore. Artista e macchina dialogano tra loro: il frullatore centrifuga in risposta ai suoni umani che ne regolano l’intensitŕ. Ad un certo punto il frullatore sembra non obbedire piů allo stimolo umano e si aziona da solo, quasi acquistando una coscienza propria. Il meccanismo che regola il funzionamento di Blendie č un’invenzione dell’artista e fa parte del piů ampio progetto Machine Therapy, che attraverso la costruzione di macchine originali, indaga la relazione che esiste tra tecnologia e uomo.

 

Le diverse sfaccettature con cui le opere di Food in Bytes trattano il tema del cibo offrono una panoramica della societŕ post-informatica: cresciuta con i cibi transgenetici denunciati da Bio-tech Kitchen; ignara dei danni causati dalle grandi aziende di cui č la prima finanziatrice, come mette in luce McDonald’s Video-game; succube delle nuove tecnologie, perfino di un utensile di cucina come il frullatore di Blendie; incapace di utilizzare i sensi, impigriti da cibi insapori perché geneticamente modificati. Il mondo virtuale, in cui ci si sta lentamente trasferendo, offre nuove possibilitŕ e Four Short Interactive Pieces about Vegetables and Sounds ce ne illustra una: se non č piů possibile assaporare il gusto vero della frutta e della verdura nel mondo, allora su Internet la possiamo ascoltare.

                                                                                 Elena Giulia Rossi