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6. BirdMen  

 

Bird - Men Il volo delle immagini
a cura di Marco Senaldi

una rassegna di opere video dal cinema alla videoarte


Étienne-Jules Marey, Georges Méličs, Friedrich Wilhelm Murnau, Tina Cordero, Pippo Oriani, Guido Martina, Antonio Bueno, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Alejandro González Ińárritu, Stan Brakhage, Walerian Borowczyk, Chris Marker, Eija-Liisa Ahtila, Lucia Veronesi, Gino De Dominicis, Paolo Gioli


“Lui” si volta verso un signore che, preoccupato, cerca di calmarlo. Siamo sul tetto di un grattacielo e buttarsi giů puň significare una cosa sola: morire. Non al cinema perň – o perlomeno, non a Hollywood: e se poi il film č Birdma (la storia di un attore ossessionato dal suo doppio, un supereroe volante) puň succedere che “lui” si butti lo stesso e – anche senza la tuta da Birdman, ma con un misero impermeabile – … vola. C’č dunque una sorta di legame tra il volo e il cinema, o meglio, tra le immagini in movimento e il piů libero dei movimenti, quello del volare. Non č un caso che il primo pioniere della cinematografia, il grande Étienne-Jules Marey, inventore della cronofotografia per lo studio della locomozione animale ed umana, abbia dedicato gran parte delle sue energie e delle sue invenzioni a cogliere la complessa dinamica del volo. Le cronofotografie, che poi divennero dei brevissimi “film” di pochi metri, che ritraggono il volo degli uccelli, sono tra l’altro quasi coeve dei primi esperimenti di volo. Anche se non c’č un legame diretto tra il Flyer, il primo aereo a motore dei fratelli Wright, e il primo western, The Great Train Robbery di Porter (con la prima sequenza dinamica girata su un treno in moto), entrambi questi fatti (oltre ad essere accaduti lo stesso anno, il 1903) esprimono il medesimo desiderio di vedere il mondo dall’“impossibile” punto di vista “a volo d’uccello”… Ben presto infatti i primi velivoli vennero equipaggiati con mezzi fotografici e poi con macchine da presa, fino ad arrivare alla geniale definizione futurista di “aeropittura”, di cui č espressione il film Velocitŕ, di Oriani, Cordero e Martina (1931). L’avvento del video negli anni ’60 cambia ancora le cose. Volare non č piů un esigenza concreta e visiva, ma mentale. Vi č una strana parentela tra le prime riprese degli astronauti nello spazio e i primi video sperimentali, dovuta proprio alla bassa risoluzione delle immagini. I video di Bruce Nauman che rimbalza come un pipistrello contro le pareti del suo studio, o l’indimenticabile Tentativo di volo, di Gino De Dominicis, testimoniano che l’ancestrale leggenda dell’Uomo Uccello si č tradotta ormai nella realtŕ tecnologica della messa “in onda”, che in americano si dice infatti “to be on air”. Oggi, nell’epoca dei base jumpers, delle tute alari, o del lancio spaziale di Felix Baumgartner da 39.000 metri di quota, anche i videoartisti e i filmaker esplorano i significati piů estremi e piů riposti del sogno di volare, da quello onirico (come Eija-Liisa Ahtila) a quello astrale (come Brakhage), dalla pura vertigine visiva (come in Lucia Veronesi) al delicato momento del salto, infinitamente ripetuto e variato, come in Del tuffarsi e dell’annegarsi di Paolo Gioli (1972). Ma, come ci ricorda l’epopea di Patrick de Gayardon, lo sportivo francese pioniere del volo estremo, letteralmente “caduto in volo” nel 1998, l’antico mito di Icaro – ispiratore di tanta poesia e di tanta arte – č ancora in mezzo a noi.
(Marco Senaldi)