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2. Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali  

 

Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali


Durante la seconda e terza settimana di ottobre del 1975 un giovanissimo ma già acutissimo Dino Pedriali ingaggia un corpo a corpo fotografico con il grande Pier Paolo Pasolini, all’apice del suo successo, che verrà assassinato di lì a pochi giorni. Una prima sessione fotografica ha luogo a Sabaudia, nello studio del Poeta, intento al lavoro, per le strade della città, in automobile – la “mitica” Alfa 2000 – e a piedi. Una seconda sessione si tiene pochi giorni dopo nella casa immersa nella vegetazione che il poeta ha fatto costruire ai piedi della Torre di Chia, vicino a Viterbo, cui Pedriali dedica alcuni scatti. Qui Pasolini di nuovo scrive, disegna anche, poi dialoga silenziosamente con il fotografo, guarda in macchina, lo fissa, infine si spoglia e si muove per casa nudo, mentre Pedriali lo fotografa dall’esterno, attraverso le finestre, quasi a volersi nascondere in un gioco di presenza-assenza tra lui e Pasolini. A un tratto Pasolini si accorge di lui (o forse non lo vede più?) e sembra cercare qualcosa oltre i vetri, alzando le mani agli occhi per ripararsi dai riflessi. Per Pasolini mettersi nudo può significare, come nei suoi film, esibizione di quello che si è, naturali e diretti, e insieme provocazione, esposizione a ogni rischio e scandalo (in quel momento sta scrivendo Petrolio, quasi sicuramente proprio su quei fogli che vediamo nelle fotografie di Chia). Per Pedriali questo incontro si trasformerà soprattutto una sfida: diventare un grande fotografo di nudo maschile sarà per lui un obbligo per “salvare il Corpo Nudo di Pasolini”, proteggerlo e consegnarlo intatto alla Storia. Dunque: il nudo del Poeta, il Poeta messo a nudo dal fotografo, anche... anzi in tutti i sensi. Ecco il Poeta alla scrivania con i suoi strumenti, la macchina da scrivere, la penna, i fogli. È concentratissimo, che è già un modo di essere “nudi”, esposti allo sguardo indagatore dell’altro. Oppure è in giro per le strade della città, in posa, guidato dalle indicazioni del fotografo, un poco imbarazzato, che è un’altra forma di nudità. Qualche giorno dopo, nella casa nascosta, il Poeta si spoglia. Ora è fisicamente nudo, al riparo della sua stanza ma volontariamente in mostra – perché è stato lui a voler essere fotografato così –, disinvolto ma al tempo stesso in posa, mentre lo sguardo del fotografo scruta anche il fuori, la casa, il bosco, la strada, il cancello chiuso. Prima, ancora vestito, il Poeta lavora, scrive, legge, disegna, poi, una volta nudo, è il fotografo a lavorare, a “scrivere” nel suo linguaggio di luci e ombre, di riflessi e tagli, di messe a fuoco e sfocature. È una narrazione a doppio binario, in cui due scritture si intrecciano, il fotografo si nasconde e il Poeta guarda fuori dalle finestre, lo cerca attraverso la stratificazione dei riflessi e delle ombre, delle luci e delle sfocature, attraverso la scrittura dell’altro. La posizione si è capovolta. Ora il Poeta è davvero nudo in senso totale. Situazione davvero singolare questa messa in scena voluta dal Poeta, ma poi gestita dal fotografo. il Poeta guarda verso di noi, sembra cercare dentro la fotografia, mentre siamo noi in realtà a guardare l’immagine, ma a questo punto non sappiamo più dove stiamo guardando. La superficie dell’immagine è una soglia trasparente attraverso cui le parti si scambiano, i mondi si versano l’uno nell’altro. Destino vuole che queste immagini siano così vicine alla morte del Poeta da esserne segnate, cosicché il gioco delle trasparenze e delle soglie diventa metafora anche della morte, passaggio anch’essa tra due momenti, spazi e tempi, separati ma collegati. L’efficacia straniante di queste immagini di Pedriali sta forse oggi proprio in questo raddoppiamento: anche noi, vicinissimi eppure così distanti, guardiamo attraverso il tempo un corpo conservato ad arte.

(Elio Grazioli)


Dino Pedriali nasce a Roma nel 1950. L’iniziazione alla fotografia arriverà grazie all’incontro con Man Ray. È autore di famosi servizi fotografici a Giacomo Manzù, Giorgio De Chirico, Federico Zeri, Alberto Moravia, Federico Fellini, Rudolf Nurejev, Andy Warhol e Man Ray. Pedriali, rimasto fedele alla fotografia in bianco e nero, ha fatto del nudo maschile il suo genere d’elezione, divenendone uno dei massimi esponenti.