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02. Stazione eretta  

 

Stazione eretta

a cura di Mario Gorni


Marina Ballo Charmet | Roberta Baldaro | Massimo Bartolini | Davide Bertocchi | Elisabetta Di Sopra Michael Fliri | Maria Friberg | Meri Gorni | Sabina Grasso | Orestis Mavroudi | Ottonella Mocellin | Bruno Muzzolini | Christian Niccoli | Benedetta Panisson | Stefano Pasquini | Oliver Pietsch | Mariuccia Pisani | Stefano Romano | Emilia Scharfe | Cesare Viel | Luca Vitone


È stato esaltante scoprire come, pur restando pedestremente ancorato alle apparenti ristrettezze dell’argomento, abbia potuto trovare, stropicciando la memoria, una così grande quantità di opere pertinenti. Praticamente, da quando Giannella Demuro e i fratelli Fresu mi hanno invitato a Berchidda a ragionare sul tema dei piedi, sono almeno quindici giorni che guardo criticamente i miei, in un estenuante lavoro di osservazione che va a studiarne la meccanica, la dinamica, la fisica, la fisiologia. Piedi che inconsapevoli nel loro esercizio quotidiano non sembrano rivendicarne l’importanza. Falso, direi, visto che oggi mi è anche venuto un crampo al polpaccio come non mi succedeva da anni,rendendomi disabile per quasi una giornata, e ridicolo nei movimenti non più armonici del mio corpo azzoppato.
Una opportuna puntualizzazione? Forse. Probabilmente una punizione psicosomatica per aver assunto un punto di vista di distante alterità. Sono 22 le opere video che ho deciso di mettere in mostra, scelte fra un nucleo più ampio ma che, nell’ambito di Time in Jazz, non sono mai state viste. È incredibile come gli artisti riescano a dispiegare con il loro lavoro una così vasta gamma di sensazioni emotive, sfiorando con delicatezza il dramma, la commedia, la poesia, la fiction, il comico, il nonsense e altro. Un ventaglio di riflessioni fra di loro profondamente diverse e tutte calibrate attorno alla forza, o all’uso, o all’inutilità dei piedi, tanto da indicarne prepotentemente la centralità nell’azione del quotidiano come nel temporaneo immaginario che ci possiamo costruire.


La stazione eretta è la postura che normalmente utilizziamo quando stiamo in piedi, immobili o in movimento, ed è una delle principali caratteristiche della nostra specie, che Darwin ci racconta essersi evoluta nella lotta per la
sopravvivenza durante milioni di anni. La postura eretta è un sistema complesso che coinvolge un’ampia gamma di facoltà e di organi come il sistema nervoso centrale, l’occhio, i muscoli, le articolazioni e l’orecchio con i suoi ossicini.
Stazione eretta è il titolo di questa mostra, dove i protagonisti assoluti sono sempre loro: i piedi, i nostri.
Se vogliamo sapere chi siamo e dove siamo basta ripercorrere i passi che ci hanno portato qui, nella musica, nella poesia, nell’arte e nella vita. E ora ne possiamo fare mille altri di passi. Bello no?

Mario Gorni