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01. Dalla terra al cielo
02. La disciplina della terra
03. Hybrid maps
04. Al di là della terra, il mare
05. Strange Fruits
06. Mineros
07. OpenShow
08. Arte tra le note
 
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01. Dalla terra al cielo  

 

Dalla terra al cielo

a cura di Giannella Demuro


Marina Abramovic, Maria Magdalena Campos-Pons, Robert Gligorov, FX Harsono, Oleg Kulik, Armin Linke, Hiroyuki Masuyama, Andrei Molodkin, Elena Nemkova, Entang Wiharso, Karen Yurkovich

Francesco Arena, Matteo Basilé, Francesco Carone, Gea Casolaro, Costantino Ciervo, Paolo Consorti, Marco Di Giovanni, Raimondo Galeano, Dario Ghibaudo, Federico Gori, Chiara Lecca, Christian Niccoli, Sergio Ragalzi, Eleonora Rossi, Zimmerfrei

AZ.namusn.arT, Cristian Chironi, Elisa Desortes, I Santissimi, Tore Manca, Pinuccia Marras, Pietro Mele, Nero Project, Stefano Serusi


 

Waiting for an Idea. Così Marina Abramovic chiama il suo viaggio inerte di meditazione e astrazione, discesa fino al nucleo più puro della terra, origine al contempo della materia e del pensiero.

 

Oleg Kulik

Andrei Molodkin

Waiting for an Idea è l’opera che fa da “diapason” alla mostra “Dalla terra al cielo” e che introduce ad un itinerario di osservazione e incontro nelle orografie geofisiche ed umane del pianeta, nei territori del mondo e nelle sue periferie, negli anfratti di un’umanità in bilico perenne tra inerzia e movimento, tra equilibri e disarmonie, tra cadute e ascensioni.

 

 La tensione primordiale, come di energia pulsante ma non ancora innescata, impregna le abnormi forme primigenie di Sergio Ragalzi, affiora anche negli ambrati fossili umani dei Santissimi e negli sguardi spenti dei dodici scimpanzé della monumentale serie Dead Monkeys di Oleg Kulik, dalla cui fastidiosa animalità si è soliti prendere le distanze, abbellendola o estetizzandola, come rivelano le ironiche provocazioni dei “quadretti” di Chiara Lecca.

 

Elena Nemkova

 

 

 

 

 

 

   

 

 

Costantino Ciervo

L’animalità degenerata, la conflittualità, la lotta per il potere e lo sfruttamento delle risorse della terra sono riflessioni condivise da molti degli artisti presenti in mostra: da Andrei Molodkin, con la sua imponente installazione di pompe idrauliche e petrolio che rimanda al dramma della Cecenia, al grottesco e surreale stravolgimento delle architetture metropolitane di Elena Nemkova; dal concitato dialogo tra un israeliano ed un palestinese nel video di Costantino Ciervo, all’irruzione degli “yankee” all’interno di uno stadio nel quadro di Raimondo Galeano, fino alle tematiche della nostra storia recente in Europa e in italia, raccontate da Francesco Arena, nel suo lavoro sull’Idroscalo di Ostia e, in Sardegna, da Pietro Mele e dal gruppo AZ.namusn.art con le provocatorie ricerche artistico-antropologiche sul Poligono di Quirra e sull’inquinamento chimico dell’isola, per finire con l’ironico stravolgimento della storia liberamente interpretata da Robert Gligorov o dai visitatori della mostra chiamati da Elisa Desortes a comporre l’immagine dell’Italia secondo il proprio gusto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 È una terra ferita, inquinata, stravolta nelle strutture economiche e sociali quella raccontata, invece, da Cristian Chironi e Armin Linke che usano le Alpi come metafora per una riflessione sugli ecosistemi naturali, raccontando le trasformazioni e le perdite subite da un territorio gravato da un’insensibile presenza umana che ne altera l’equilibrio in modo irreversibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un sistema al quale si oppone Francesco Carone, raccogliendo frammenti di natura, ritrovamenti casuali sui quali volutamente non interviene, rinunciando persino alla potenziale aggressività dell’atto creativo, o come Stefano Serusi, che mette in atto interventi minimi, veli di colore su paesaggi e “sentimenti montani”, in cui la figura umana è sempre assente ma attesa. Tore Manca va ancora oltre, immaginando un’umanità che si fa terra, suolo, radici, natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al collezionismo “naturale” di Carone si contrappone quello antropizzato di Eleonora Rossi che ricerca tematiche universali nei segni e negli accadimenti dell’ordinaria quotidianità. Una quotidianità a volte intima e personale, rivelata e condivisa con il mondo e nel mondo, come suggerisce Pinuccia Marras. Una quotidianità che si rivela spesso frenetica, nei grandi agglomerati urbani, come l’ipnotico incrocio di persone che salgono e scendono da scale mobili: sguardi che si incrociano, parole che si confondono, come nelle poetiche immagini di Christan Niccoli. Ma anche sguardi distratti o assenti, che scivolano indifferenti sulle grandi e piccole tragedie del destino, luoghi della nostra contemporaneità raccontati da Nero Project.

 

 

 

Terra, ancora, come luogo, spesso problematico, di incontri tra uomini, linguaggi, culture. La dimensione dell’altro, del diverso, porta l’artista a farsi  interprete di istanze integrative come nel poetico lavoro della grande artista cubana Maria Magdalena Campos-Pons, mentre i due artisti indonesiani FX Harsono e Entang Wiharso, attuano un tentativo di collegare identità globale e identità locale, senza dimenticare quella linea identitaria che lega il passato al presente e al futuro. Legame fortemente sentito anche da Marco di Giovanni, abruzzese, che porta con sé, nel mondo, una vecchia valigia carica di affetti e di memoria: la terra del suo paese, il ricordo delle sue radici. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla terra al cielo, ad una realtà che sovrasta la nostra fragile umanità e che ci accoglie in un sospeso e spesso indicibile altrove. Un altrove greve, come quello immaginato da Paolo Consorti, che muove folle in improbabili gironi danteschi, e quello più terreno di Dario Ghibaudo, ironico e terrifico, dove l’accumulo di corpi di un’umanità dolente, costituisce la materia primigenia delle terre emerse del globo terrestre. Terra, ancora, come luogo di un’umanità alla ricerca di un senso, di una pulsione ascensionale verso l’alto, verso il cielo. Il cielo visibile, che gioca con la leggerezza delle nuvole nei quadri di Karen Yurkovich, o che appare tra le fronde mosse dall’aria nei disegni e nel video di Federico Gori; che confonde la luce dell’alba e del tramonto nel video di Zimmerfrei, che insegue il trascorrere delle stagioni ricercando l’alterità segreta del tempo e dello spazio nell’opera del giapponese Hiroyuki Musuyama, o che si capovolge, rispetto alla terra, nelle foto di Gea Casolaro, creando uno straniamento che costringe a ripensare la visione del mondo e di sé stessi. Una visione del mondo che per Matteo Basilé si connota al femminile, nella figura di una donna-dea, velata e misteriosa, che dalla terra si eleva verso il cielo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giannella Demuro